"Napoli non è una città: è un mondo.
Il mondo antico, precristiano, rimasto intatto
alla superficie del mondo moderno"
Curzio Malaparte (Kurt Erich Suckert), La pelle, 1949

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Napoli È oltre.

Napoli la caotica, l’affascinante, la ruffiana, la passionale, l’inimitabile, la fannullona, la monarchica, la popolare. Non esiste una sola Napoli ed è quasi impossibile circoscriverla a una descrizione che non finisca per essere partigiana o incompleta. Napoli è nei suoi vicoli, nei palazzi nobiliari, nel suo golfo, nei bassi, nei negozi di lusso, nelle botteghe degli artigiani, nelle sue chiese, nella sua storia, nel suo stile nella sua personalità ed oltre.
Una città influenzata da un’ininterrotta presenza regale, da un alternarsi di re e corti che hanno finito per lasciare un segno indelebile sulla città: normanni, svevi, angioini, aragonesi, vicerè spagnoli, borboni e sabaudi. Napoli è tra le poche città europee, il cui centro storico è ancora abitato come una volta. Il ventre di Napoli è il cuore pulsante della città e custodisce i gesti e il sapere della tradizione, perpetuando quella meravigliosa capacità di trasformare le materie più semplici ed elementari in arte sopraffina. Farina, acqua, lievito e sale; stoffa, forbici, ago e filo, cambiano gli ingredienti ma il risultato è sempre sublime.
Napoli è stata e in qualche modo continua a essere la capitale dell’eleganza italiana, e sempre più il Made in Italy coincide con il Made in Naples. Indossare abiti su misura, o andare dal sarto, a Napoli più che un vezzo aristocratico era e continua a essere un’abitudine popolare. Merito di una tradizione cominciata nel 1351 con l’istituzione della Confraternita dei Sartori nella Chiesa di Sant’Eligio al Mercato, e rivitalizzata nel 1800 quando Napoli è all’apice dello sfarzo, capitale del Regno delle due Sicilie e punto di riferimento di stile, al pari di Londra e Parigi.

Napoli la caotica, l’affascinante, la ruffiana, la
passionale, l’inimitabile, la fannullona, la monarchica, la
popolare. Non esiste una sola Napoli ed è quasi impossibile
circoscriverla a una descrizione che non finisca per
essere partigiana o incompleta.

Napoli è la tappa prediletta del Grand Tour e accoglie e giovani aristocratici, scrittori, poeti, e l’élite nobiliare europea. Ma sono i grandi nomi e le grandi famiglie della sartoria napoletana, da De Nicola a Caggiula, da Rubinacci a Attolini a definire i canoni di quello che ancora oggi è riconosciuto in tutto il mondo come lo stile e la raffinatezza napoletana.
Fino al 1930 il gusto napoletano coincise in prevalenza con quello anglosassone, ma negli anni successivi, quel rigore e l’inflessibilità dell’eleganza inglese tra le mani dei napoletani comincia ad alleggerirsi, lasciando spazio al comfort.

La concezione minimalista della sartoria napoletana elimina tutto ciò che è superfluo e si concentra sul fit più naturale e l’intera costruzione della giacca è nel segno della scioltezza. Nascono così le forme della giacca più corte dietro, che "zompa arrèt", corrono all’indietro per far scivolare meglio la giacca sul corpo, la manica "a mappina" che non mostra pieghe nell’attaccatura e permette (in particolare a un popolo che ha l’esigenza di gesticolare nel DNA) di muoversi con disinvoltura, lo scollo "a martiello" e la spalla napoletana senza imbottiture, sono solo alcuni dettagli di stile che disegnano lo stile napoletano, celebre nel mondo.
Oggi la creatività, l’artigianalità e l’eleganza innata di Napoli, continua a fare scuola, pur tra mille contraddizioni, crisi e difficoltà.
E tra chi prova ad accaparrarsi l’etichetta di Made in Naples facendo propria una tradizione e una storia che in realtà non gli appartengono, e quelli che restano immobili, saldi al proprio passato, provando a vivere di rendita, Napoli riesce ad andare oltre e a sorprendere con quella sua capacità unica di riuscire a cambiare, d’innovarsi, pur restando sempre se stessa.

Insomma Napoli probabilmente non è più quella di una volta, ma Napoli è sempre Napoli.